Basilica Pontificia di Leuca: dove comincia la fede cristiana
Inviato da Daniela il gen 6, 2012 in Cultura | 0 commenti
Perla dell’estremo lembo d’Italia, nel sud Salento, Santa Maria di Leuca è un paese ricco di testimonianze storiche, artistiche e naturali, con un mare tutto da scoprire. Ed è proprio in questa meravigliosa terra che sorge la Basilica dedicata a Santa Maria de Finibus Terrae, situata sul promontorio japigeo, nell’estremo lembo di terra della penisola salentina e di quella italiana di cui costituisce il tacco.
Il Santuario si erge sulle rovine di un antico tempio dedicato a Minerva di cui resta testimonianza un’ara conservata all’interno della Basilica con delle incisioni che ne confermano il culto alla dea.
La tradizione vuole che proprio a Santa Maria di Leuca sia sbarcato San Pietro e il luogo sacro ai pagani fu trasformato in luogo di culto cristiano, edificando una chiesa al posto del tempio di Minerva. Questa tesi è avvalorata da numerose lapidi, chiese e croci che sono state erette lungo l’ipotetico tragitto del Santo. La Croce Pietrina posta sul viale che conduce alla Basilica ne è un esempio.
Arricchito per la prima volta di numerose indulgenze da Papa Giulio I nell’anno 343, nel 1990 Papa Giovanni Paolo II concesse al Santuario il titolo di Basilica Pontificia: pertanto i fedeli possono lucrare nella Basilica l’indulgenza plenaria. Per tutti questi privilegi, il Santuario è considerato un luogo di passaggio obbligato per tutte le anime cristiane, tanto da meritare l’appellativo di Anticamera del Paradiso.
Il santuario che appare davanti ai nostri occhi sullo splendido piazzale è frutto di diverse ricostruzioni, poiché è stato oggetto di diverse razzie e distruzioni ad opera soprattutto dei turchi e dei saraceni che flagellavano le coste pugliesi con le loro incursioni. L’ultima distruzione e ricostruzione risalgono ai primi decenni del XIII secolo.
L’interno è a unica navata e a croce latina. Sull’altare maggiore si può ammirare il dipinto della Madonna con il Bambino, opera di un discepolo del Tiziano, Jacopo Palma il Giovane.
Il presbiterio è illuminato da un bellissimo vetro istoriato a forma di rosone che rappresenta l’incoronazione di Maria Regina degli Angeli e dei Santi.
Abbelliscono l’interno sei altari posti ai lati della navata, un organo della fine del XIX secolo e numerosi dipinti tra i quali spiccano quelli del pittore Saverio Mercaldi.
Infine la Basilica custodisce la statua della Madonna che il giorno 14 e 15 agosto viene portata in processione sia per le vie cittadine che per mare dando vita ad un evento davvero suggestivo a cui partecipano sia tutta la popolazione che persone provenienti da ogni dove.
Nel 2000, celebrazione dell’Anno Santo, sono stati eseguiti importanti lavori di restauro e i vecchi portoni d’ingresso sono stati sostituiti con portoni in bronzo, opera dello scultore Armando Marrocco. Questi i nomi delle tre porte: Janua Coeli (centrale), Esodo (destra) e Stella Maris (sinistra). Sempre nello stesso anno il complesso del Santuario si è arricchito di un’ampia sala per conferenze e di un museo che ospita opere d’importanti artisti contemporanei.
Infine, sul piazzale antistante la Basilica, si possono ammirare la colonna Mariana, risalente al 1694, sulla quale è collocata una Madonna in preghiera e la croce monumentale in ricordo del pellegrinaggio diocesano del 1901.
Ovviamente il faro non passa inosservato che, con i suoi 102 metri di altezza, è fra i più importanti d’Italia.
La Basilica è raggiungibile dalla Marina di Leuca, o tramite la strada che porta alla panoramica litoranea verso Tricase, o attraverso i 148 scalini della scalinata monumentale che fu costruita al completamento dell’acquedotto Pugliese.
Il numero dei visitatori e di pellegrini che si recano alla Basilica di Santa Maria di Leuca aumenta continuamente di anno in anno, grazie alla suggestiva bellezza di questo gioiello incastonato nelle terre del Salento: un’occasione per organizzare una vacanza a Leuca o se volete scoprire le marine limitrofe vi suggeriamo hotel a San Gregorio o residence a Torre Vado.




