La cattedrale di Otranto: una bellezza avvolta da storia e mistero

La cattedrale di Otranto: una bellezza avvolta da storia e mistero

Passeggiando per le caratteristiche stradine del centro storico di Otranto, lastricate di pietra viva e fatte di saliscendi, dalle quali si può scorgere un particolare sempre diverso, vi capiterà di arrivare ad un piazzale da dove si potrà ammirare, in tutta la sua bellezza, la Cattedrale. E’ uno dei simboli del Salento, tanto ammirato da migliaia di visitatori affascinati dalla bellezza, dalla storia e dal mistero che lo avvolge.

Realizzata nel periodo di dominazione normanna, tra il 1080 ed il 1088, la Cattedrale dell’Annunziata con i suoi 54 metri di lunghezza e 25 metri di larghezza è la più grande chiesa di Puglia. La costruzione è avvenuta su resti architettonici più antichi che comprendono una domus Romana, un villaggio messapico ed un tempio Paleocristiano. La Cattedrale raccoglie nella sua struttura elementi arabi, romanici e barocchi, a testimonianza delle modifiche e delle influenze artistiche che ha subito nel tempo, rimarcando ancora una volta il crogiolo di culture presente nella città.

La Facciata

Il frontale della chiesa è stato realizzato con la famosa pietra locale, la pietra leccese, molto friabile che, se da un lato si presta bene ad essere scolpita, dall’altro, purtroppo, subisce facilmente gli effetti degli agenti atmosferici che la corrodono.

La facciata mostra chiaramente lo stile del romanico. Il rosone, realizzato subito dopo il 1481 in pieno Rinascimento, dopo l’epica battaglia con i Turchi, è di forma circolare con 16 transenne convergenti al centro risente dei canoni dell’arte gotica – araba. Il portale, di gusto barocco, venne aggiunto nel 1674 e si compone di due mezze colonne scanalate che sorreggono lo stemma dell’arcivescovo Gabriele Adarzo di Santander retto da due angeli. Un altro portale minore risulta costruito sul lato sinistro della basilica costruito da Nicolò Fernando su ordine dell’arcivescovo Serafino da Squillace che fece scolpire la propria figura sulla struttura.

L’interno

Varcata la soglia dell’ingresso, eccoci nel suo interno. Tre navate divise da 14 colonne sovrastate da capitelli romanici, ionici e corinzi, suddividono l’ampio spazio a croce latina. La cattedrale giocò un ruolo fondamentale per il nemico, fungendo da luogo di accampamento per i turchi ottomani che ne presero possesso dopo aver decapitato l’arcivescovo, Stefano Pendinelli, e trucidato la maggior parte degli abitanti del paese. Fortunatamente non venne distrutta.

Il Soffitto

Il soffitto della cattedrale è molto raro. Solo a Lecce se ne possono trovare pochi altri realizzati nello stesso modo, con cassettoni di legno dorato su fondo bianco e nero, di stile moresco. Risale al 1698. Del soffitto si nota subito il contrasto con il resto dell’interno. Infatti, originariamente era a capriate di legno ed era molto suggestivo e consono, in sintonia con il resto. I dipinti sparsi per tutta la Chiesa sono un’importante testimonianza dei Bizantini. Nel presbitero è presente l’altare maggiore con il paliotto in argento che riporta la raffigurazione dell’Annunciazione.

Il Mosaico pavimentale

L’elemento più interessante che si trova all’interno della chiesa, e per il quale la cattedrale è conosciuta in tutto il mondo, è il mosaico pavimentale eseguito tra il 1163 ed il 1165 dal monaco Presbitero Pantaleone proveniente dal vicino monastero bizantino di San Nicola di Casole. La firma dell’autore, il monaco Pantaleone, è ben visibile vicino all’ingresso principale della chiesa, sulla parte inferiore del mosaico. Esso è costituito da migliaia di tessere policromatiche, circa 600.000 pezzi, che ritraggono animali mitologici, eventi divini, scene bibliche, descrizioni della Genesi e probabilmente contenuti esoterici non ancora correttamente interpretati. Opera eccezionale che ha spinto centinaia di studiosi ad analizzare con cura gli ideogrammi e le rappresentazioni impresse nelle tessere per cercare di svelare quello che ancora oggi costituisce il mistero di Otranto. A guardarlo nei suoi infiniti piccoli tasselli, sembra quasi che non abbia un vero inizio e soprattutto una vera fine. E questa sensazione sembra la metafora del suo significato. Il mosaico pavimentale della Cattedrale di Otranto è il più grande d’Europa. Tuttavia non sono le sue dimensioni a renderlo unico, ma il significato, non ancora codificato, che cela al suo interno.

Appunto sul significato nascosto dietro le immagini, anzi sui suoi significati, tuttora restano legittime domande e perplessità. Sicuramente tra quei tasselli di storia che furono “testimoni” del massacro dei martiri di Otranto, si nasconde un antico messaggio di un monaco molto saggio e dalla mente sottile. Lungo tutta la navata centrale si dirama l’immagine di un ampio albero. Due grandi elefanti sorreggono il possente albero. Tra le varie raffigurazioni s’incontrano i dodici segni zodiacali, in altrettante sfere, dove il compositore ha richiamato l’attività rurale principale relativa il mese. Molto significativa è la parte del mosaico nell’area del presbiterio: la storia di Adamo ed Eva s’intreccia con quella di Caino e Abele, con figure di Re Artù, di animali e personaggi diversi.

Nella navata di sinistra, che ospita le spoglie del teatino napoletano Gaetano Cosso e un mausoleo dedicato a F. Maria de Aste, il secondo mosaico descrive scene del Giudizio Universale visto attraverso la tradizione biblica e cristiana, con le anime buone e quelle dannante, sovrastate dall’orribile Satana. Il terzo mosaico, nella navata di destra che conduce alla cappella dei Martiri, propone diversi temi tra il mitologico ed il biblico.

Molte teorie sono state avanzate: secondo alcuni, il mosaico potrebbe indicare la collocazione del Sacro Graal in quanto riprende alcuni argomenti della tradizione della letteratura bretone sui cicli di Re Artù, pur essendo stato costruito molto prima della comparsa dei primi romanzi in merito.

Il segreto, se mai ci sia stato, è sepolto ormai con il monaco Pantaleone e a noi non resta soltanto che ammirare i risultati della sua imponente opera.

La Cappella dei Beati Martiri

Oltre ad ospitare questo enigmatico mosaico, la cattedrale rappresenta la viva testimonianza del famoso sbarco dei turchi ad Otranto nel 1480 e del massacro che operarono a discapito dei cittadini. Ben 800 martiri furono assassinati dai turchi sul colle di Minerva, dopo essersi rifiutati di rinnegare la fede cristiana. Sulla navata destra, si trova la Cappella dei Martiri, dove sono conservati, in delle teche di vetro, parte dei resti degli 800 Martiri di Otranto. A loro è dedicata la grande Festa dei Santi Martiri, che si tiene tutti gli anni a metà agosto. Dietro l’altare è deposto, invece, il sasso utilizzato per la decapitazione dei martiri.

La Cripta

Nella parte sottostante la Basilica c’e’ una cripta di pregevole fattura risalente all’XI secolo. Ha forma semianulare con tre absidi sporgenti, cinque navate e sessantotto colonne monolitiche di marmo grezzo e levigato collegato da volte a crociera. Le colonne presentano capitelli in diversi stili tra i quali il dorico, il dorico-romanico, il corinzio e lo ionico. Questi capitelli presentano raffigurazioni simboliche, fantastiche e grottesche, tutti diversi tra loro. Il luogo richiama l’interno di una moschea. Nell’abside si può ammirare l’affresco della Madonna col Bambino, un affresco molto antico risalente al XI-XII secolo, e quello di San Francesco (cinquecentesco).

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