Cattedrale di Sant’Agata: tripudio del barocco gallipolino

Cattedrale di Sant’Agata: tripudio del barocco gallipolino

Nel cuore del centro storico di Gallipoli e nel punto più alto dell’isola, sorge una delle chiese più rappresentative e conosciute della città, sia dal punto di vista religioso che artistico: la solenne Cattedrale di Sant’Agata. E’ il monumento più rappresentativo del barocco gallipolino, poiché la sua edificazione risale proprio al periodo della controriforma, in cui i temi barocchi e sfarzosi erano la regola. E’, infatti, stata costruita nel 1629 su progetto dell’architetto gallipolino Giovan Bernardino Genuino. Essa sorge sui resti dove, secoli prima, c’era un’antica chiesa romanica dedicata prima a San Giovanni Crisostomo e poi, dal 1126, a Sant’Agata, ereditandone così la devozione per la santa. La sua costruzione fu possibile grazie ad un cospicuo lascito di Giacomo Lazzari, un uomo di spicco nella vita di Gallipoli di quell’epoca.

La facciata principale della Cattedrale, costruita utilizzando il carparo, pietra locale tenace di colore paglierino lavorabile solo con ascia e scalpello, presenta la ricchezza decorativa tipica del periodo a cavallo tra ’600 e ’700, quando nel Salento primeggiava l’opera del grande architetto-scultore Giuseppe Zimbalo. Essa può essere divisa in due ordini: al primo classicheggiante, segue, nel secondo ordine, un ornato coronamento di chiaro repertorio zimbalesco. La facciata, dove sono presenti delle statue realizzate anch’esse in pietra leccese e raffiguranti Sant’Agata, San Fausto, San Sebastiano, Santa Marina e Santa Teresa D’Avila, culmina con un frontone rettangolare su cui è posta la data di conclusione della chiesa: 1696.

L’interno della Cattedrale si dispone con pianta a croce latina, suddivisa in tre navate separate da due file di colonne, in ordine dorico e realizzate in carparo. Esse trasmettono, all’ampio ambiente, una sensazione di raffinatezza e rigore che si va ad accostare armoniosamente al fasto delle cornici e dei fregi circostanti. La particolarità di questa chiesa è che le navate laterali ospitano ben 12 altari, alcuni realizzati anche con tecniche molto elaborate. L’altare maggiore, realizzato dall’artista Giorgio Aver, presenta splendidi marmi policromi che ne esaltano la forma sfarzosa.

Vista interno cattedrale di Sant'Agata

Il martirio di sant'Agata

Entrando nella chiesa si ha la straordinaria impressione di vedere un unico grande dipinto. La Cattedrale ospita, infatti, una collezione di tele di artisti del ’600 e ’700 che sembrano rivestire ogni angolo dell’interno, dalle volte fino al magnifico presbiterio. Diversi, infatti, sono i pittori e gli artisti che hanno contribuito alla ricca decorazione pittorica della chiesa: dal gallipolino Andrea Coppola, al napoletano Nicola Malinconico e del figlio Carlo, da Giovan Domenico Catalano a Francesco Giordano. Le opere pittoriche raffigurano molte scene religiose, tra cui una buona parte riguardano Sant’Agata. Troviamo, infatti, il Sepolcro di Sant’Agata, la Santa che placa l’eruzione dell’Etna, Sant’Agata visitata in carcere da San Pietro, la Glorificazione della Santa, il Processo e la Condanna della Santa.

Del napoletano Nicola Malinconico si può ammirare una grande tela sulla controfacciata, raffigurante Gesù che scaccia i profanatori del Tempio e un’immensa pala di 100 mq raffigurante il Martirio di Sant’Agata, che copre interamente la volta del tiburio. Anche le tre tele raffiguranti scene della vita di Sant’Agata, incastonate in cornici sagomate che si possono osservare nella volta della navata centrale, finemente decorata da un impalcato in legno, sono del Malinconico.

Nella Cattedrale sono anche custodite in delle teche, le reliquie di alcuni santi, tra le quali quelle di San Fausto. In epoca passata i fedeli potevano rivolgere la loro dedica anche alla reliquia più importante per la città, la mammella di Sant’Agata, che ora si può osservare nella Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina dove fu trasportata all’atto della conclusione dei lavori di costruzione dell’edificio dal suo fondatore, Raimondello Orsini Del Balzo.

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