I miti, le leggende e le grotte paleolitiche di Nardò nel Salento

I miti, le leggende e le grotte paleolitiche di Nardò nel Salento

Nel cuore del Salento, a 25 km da Lecce, con una costa di 22 km sul litorale ionico, Nardò ha il primato di essere uno dei più grossi centri della provincia salentina. D’estate le sue marine, Santa Caterina, Porto Selvaggio, Torre Inserraglio e Santa Maria al Bagno sono tra le più frequentate dai visitatori alla scoperta del mare del Salento. Ma la storia delle origini di Nardò affondano le radici nelle leggende della mitologia greca.

Miti e leggende

Infatti, diverse sono le leggende che narrano la sua fondazione. Una leggenda vede la città fondata nell’anno 3559 a.C. del Calendario Ebraico da Nereo, una divinità marina della mitologia greca, proveniente dall’isola greca di Leucade. Un’altra leggenda racconta che, a fondare Nardò, furono Egizi, sulla base dello stemma civico della città, che per alcuni era il Dio Sole che essi adoravano. La terza leggenda narra che, durante il governo italico di Enotro, un gruppo di abitanti dell’Epiro chiamati Chones giunsero nella Japigia e fondarono Gallipoli e Nardò. Un’altra vuole che la città sia stata edificata là dove un toro, raspando il terreno con lo zoccolo, fece zampillare acqua, risorsa che consentì i primi sviluppi del territorio e da cui derivò l’antico nome Neretum (dall’illirico Nar poi Ner, che significa acqua) Infatti, lo stemma civico della città, adottato e approvato nel 1952, sembra riferirsi esattamente a questo mito di fondazione. Esso, infatti, raffigura uno scudo di colore argento e nel mezzo un toro di colore rosso, con alle spalle un prato verde. Una delle zampe anteriori del toro è alzata al di sopra di uno getto d’acqua. Sotto lo scudo compare una dicitura in nero: “Tauro non bovi“.

Le grotte Paleolitiche

Al di là della dimensione leggendaria, che colloca l’origine di Nardò “nella notte dei tempi”, il suo territorio offre testimonianze evidenti, innanzitutto di una frequentazione di età preistorica. Numerosissimi sono, infatti, i reperti e le testimonianze ritrovate su tutto il territorio, in particolare nella Baia di Uluzzo, nelle diverse grotte, soprattutto in quella di “Uluzzu” e “del Cavallo”. Gli elementi archeologici rinvenuti in queste due grotte sono considerati come le prime manifestazioni di arti figurative esistenti in Europa, catalogati nel Paleolitico Medio e Superiore. L’unicità di tali ritrovamenti ha determinato il nome del periodo preistorico definito, appunto, “Uluzziano”. Nel corso dei secoli, fu poi conquistata dai romani nel 269 a.C. e diventò dominio prima dei Bizantini, con i quali si svilupparono numerosi villaggi rupestri, e poi dei Longobardi. Nel 1055 vi si insediarono i Normanni e nel 1212 gli Svevi. Nel 1266 arrivarono gli Angioini con i quali la città passò di mano in mano a diverse famiglie finché fu affidata agli Acquaviva nel 1497 (periodo aragonese), i quali governarono fino al XIX secolo. Grazie agli Acquaviva, Nardò conobbe un periodo di grande sviluppo sociale e culturale che durò fino al XVIII secolo, quando Nardò seguì le sorti di tutto il Regno di Napoli fino all’Unità d’Italia.

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