Basilica di Santa Croce: la magnificenza del barocco leccese nella facciata

Basilica di Santa Croce: la magnificenza del barocco leccese nella facciata

Passeggiando per il centro storico di Lecce non si può fare a meno di stare con lo sguardo all’insù per ammirare i tanti monumenti che rendono questa città davvero unica. Qui le chiese ed i palazzi parlano un solo stile, lo stile per eccellenza del Seicento con le sue forme irregolari, la sua abbondanza di elementi, l’esuberanza e la stravaganza delle linee. Questo è lo stile del barocco. Ed è un barocco particolare ed irripetibile, reso unico dalle caratteristiche della pietra leccese, duttile, disponibile ad ogni intaglio, ad ogni arabesco e dotata di un colore caldo, quasi dorato. La chiesa di Sant’Irene, la cattedrale a Piazza Duomo, il Palazzo del Seggio a Piazza Sant’Oronzo sono ammirevoli esempi dello stile che rendono unica la città di Lecce.

I lunghi lavori

Ma è proprio nella Basilica di Santa Croce che il barocco leccese prorompe in tutta la sua magnificenza. Qui la grandezza dei suoi architetti, la maestria dei suoi scalpellini, la duttilità della pietra leccese trova la sua massima espressione. Esso è stato il più importante cantiere leccese tra Cinque e Seicento e ha visto l’avvicendarsi di tre generazioni di architetti e maestranze. Trionfo di fiori, frutti, foglie contorte, cherubini, figure allegoriche con al centro il grande rosone, la Basilica è proprio il manifesto del Barocco leccese.

La basilica fu iniziata già nel 1353, ma il suo mecenate, Gualtiero VI di Brienne morì tre anni dopo; i lavori ripresero solo nel 1549 grazie agli architetti Gabriele Riccardi, Giuseppe Zimbalo e Cesare Penna, tutti leccesi, e alla collaborazione di numerose maestranze di intagliatori e scalpellini. I lavori furono conclusi ben 150 anni dopo, nel 1695, a conferma di quanto il progetto fosse ambizioso; gli effetti del loro protrarsi sono evidenti nella ambiguità stilistica della facciata, cinquecentesca nella parte inferiore e secentesca in quella superiore.

La parte inferiore della facciata

Benchè di periodi differenti, i due ordini sono armoniosamente fusi. La parte inferiore della facciata, scandita da sei colonne a fusto liscio con capitelli zoomorfi, è opera di Gabriele Riccardi, il protiro a colonne binate e i portali laterali si devono a Francesco Antonio Zimbalo, mentre la parte alta del prospetto è di Cesare Penna. Proprio a Francesco Antonio Zimbalo si deve, nel 1606, la realizzazione del portale maggiore che, con la sua doppia coppia di colonne corinzie e con in alto lo stemma di Filippo III di Spagna, attorniato da quello di Maria D’Enghien sulla sinistra e di Gualtiero VI di Brienne Duca di Atene sulla destra, condiziona fortemente lo spazio circostante. Sulle due porte laterali, invece, vi sono gli stemmi di Santa Croce e dell’Ordine dei Celestini, il cui convento affianca e prolunga la chiesa.

La parte superiore della facciata

Nella parte superiore della facciata, subito dopo la trabeazione, corre una serie di cariatidi zoomorfe e simboliche (tra queste troviamo il soldato turco in ginocchio, la lupa romana che allatta), che sorreggono la balaustra decorata con tredici putti sostenenti la corona, simbolo del potere temporale, e la tiara di quello spirituale. Tale balaustra divide per l’intera larghezza i due ordini della facciata. E la fastosità dei motivi decorativi si concentra soprattutto nella parte alta, dove si può ammirare lo splendido rosone incorniciato dalla cordonatura con i simboli della passione, e da tre ghiere concentriche con un susseguirsi vorticoso di cherubini alati, bacche, uve, e melograni: un’allegoria che evoca stagioni, rappresentata dalla ruota della vita.

Le due nicchie ai lati accolgono le statue di San Benedetto e di San Pietro Celestino. Nascosto tra le foglie d’acanto del rosone, alle ore nove, i più attenti potranno scorgere il profilo di un uomo, tratteggiato con grande naso, autoritratto, secondo molti studiosi, dell’architetto Cesare Penna. Un volto umano circondato da fiamme, leoni, pellicani, melograni, in una combinazione superba di immagini pagane e cristiane per una costruzione che tutto il mondo invidia a Lecce.

Il significato dell’opera

A chiudere il profilo del secondo ordine, lateralmente, le due statue simboliche della Fede e della Fortezza; in alto, un’altra fascia ricca di decorazioni e, infine, i tre pezzi del timpano con il trionfo della croce al centro. Il significato della facciata di Santa Croce è il trionfo della Croce sui pagani: i musulmani sorreggono la balconata e rappresentano gli infedeli, con riferimento ai pirati turchi sconfitti a Lepanto nel 1571.

La Basilica di Santa Croce è quindi un gioiello architettonico che merita assolutamente una visita, organizzando una vacanza a Lecce. Adesso la straordinaria decorazione della facciata, recentemente restaurata, può nuovamente essere letta figura per figura come un trattato di teologia, ricco di valori simbolici.

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