La caremma, la vecchia più brutta del Salento

La caremma, la vecchia più brutta del Salento

A Caremma pizzicotta, face u casu e la ricotta

e li face scusi, scusi cu nu lla vitine i carusi,

e li face chianu chianu, cu nu lla vite u guardianu.”

(La brutta Caremma, si mangiò la ricotta, se la mangiò di nascosto per non essere vista dai ragazzi. I ragazzi la scoprirono e la uccisero)

Finito il Carnevale si dà inizio al periodo della Quaresima. Il 22 febbraio, giorno dopo il martedì grasso è il giorno delle ceneri, in cui il sacerdote sparge sul capo dei fedeli un pizzico di cenere benedetta pronunciando la formula: “Ricordati che sei polvere e polvere ritornerai”.

Sempre il 22 febbraio però, secondo la tradizione popolare salentina, è il primo giorno ufficiale della Caremma.  Il nome deriva da un termine francese Caremerer, “osservare la Quaresima” (probabilmente dato dai soldati francesi durante la loro presenza nel Salento nel XXIV secolo).

La Caremma è la vecchia più brutta del Salento, la cosiddetta mamma del Carnevale appena deceduto, appesa sulle terrazze o sui balconi per tutto il periodo della quaresima.

Ogni suo aspetto rappresenta un simbolo: con il volto magro e scarnito è vestita di nero perché in lutto, un foulard in testa per nascondere i capelli bianchi, nella mano destra regge un fuso e la lana da filare, segno del tempo che trascorre tra la solita vita quotidiana , nella mano sinistra un’arancia amara come la sofferenza. Nell’arancia sono conficcate sette piume di gallina che simboleggiano o i sette peccati capitali o le sette settimane che mancano al Sabato Santo. Ogni settimana viene tolta una piuma fino al giorno della Resurrezione di Gesù Cristo. In questo giorno la Caremma viene rimossa dal terrazzo, appesa ad un filo su un palo e quando il suono delle campane annuncia la Resurrezione, viene bruciata tra l’allegria di tutti. Con il fuoco inizia il periodo della purificazione e della salvezza. Addirittura nei tempi passati, a mezzogiorno di Sabato Santo, in qualsiasi posto ci si trovava, si sospendevano tutte le attività e ci si preparava all’evento. I contadini alzavano le zappe in aria, i bambini ruotavano per strada, le campane suonavano in festa.

La sua figura ricorda ai cristiani il periodo di penitenza e di digiuno che dovrebbe precedere la Pasqua, un periodo di purificazione dagli eccessi del Carnevale appena passato.

L’occasione di condividere questa tradizione salentina può essere motivo di una vacanza nel Salento.

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